[INDEX]  [CALEND. GARE SICILIA]  [CALENDARIO MARATONE E MARATONINE]  [GARE GIOVANILI ASSOLUTI]

 

 

Info mediche
(elenco articoli)


La medicina dello
sport attraverso
i secoli

 

Articoli a cura dell'Associazione Medico Sportiva di Trapani
Via Guglielmo Marconi, 214 - Tel. 0923.531962
Presidente: Dr. Francesco Paolo Sieli

Articolo, tratto dal 3° Convegno Mediterraneo di Medicina dello Sport

LA CARDIOLOGIA DELLO SPORT
ATTUALITA' E PROSPETTIVE

Dr. Antonio Pelliccia
Istituto Nazionale di Medicina dello Sport
Comitato Olimpico Nazionale Italiano - ROMA

Introduzione storica. L’origine della cardiologia dello sport si fa risalire alla osservazione condotta alla fine del secolo XIX da Henshen, il quale unicamente con la percussione dell’aia cardiaca, descrisse l’ingrandimento delle dimensioni cardiache negli sciatori di fondo. Successivamente, nel corso delle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, Erxheimer utilizzando la metodica radiologica condusse uno studio comparativo delle dimensioni cardiache negli atleti di diverse specialità ed introdusse il concetto dell’ingrandimento cardiaco come adattamento alla disciplina sportiva.
Lo studio sistematico della cardiologia dello sport comincia però negli anni ‘60 in Germania con Hollmann ed in Italia con Venerando. Con le metodiche allora a disposizione (Rx telecuore ed elettrocardiogramma), Venerando in particolare condusse una serie di osservazioni interessanti, confermando che le dimensioni radiologiche cardiache non erano aumentate in tutti gli atleti, ma solo in quelli impegnati nelle discipline di endurance (quali ciclismo, maratona, canottaggio); inoltre la morfologia radiologica cardiaca era usualmente normale (“cardiomegalia armonica”) nella maggioranza dei casi. Tuttavia, in alcuni atleti veniva descritto un ingrandimento settoriale dell’aia cardiaca, come era tipico di pazienti con anomalie valvolari o congenite (cardiomegalia pseudoaortica o mitralica o pseducongenita) di non facile risoluzione diagnostica.
L’analisi dell’elettrocardiogramma (ECG) negli atleti delle discipline di endurance rivelava la presenza di bradicardia talora marcata, di ritardi della conduzione atrio-ventricolare (A-V) che in alcuni atleti assumevano le caratteristiche di un blocco A-V di secondo grado, tipo 1 e di anomalie della ripolarizzazione ventricolare, che ponevano importanti problemi di interpretazione diagnostica. Merito di Antonio Venerando è stato quello di insegnarci che l’anomalia isolata di un esame strumentale non giustifica la diagnosi di una patologia cardiaca , ma va inserita nel più ampio contesto dei dati clinici dell’atleta.
Venerando si fece promotore di studi prospettici di follow-up negli atleti con anomalie ECG, studi che hanno permesso nel corso degli anni di risolvere alcuni dei dubbi di allora, quale ad esempio la genesi funzionale dei blocchi A-V di 1 e 2 grado tipo 1, ed il loro favorevole decorso clinico.

Il “Cuore d’Atleta”
La conoscenza del “Cuore d’Atleta” ha avuto un particolare impulso negli anni ‘80 grazie all’introduzione nella diagnostica cardiovascolare dell’ecocardiogramma. Con tale metodica è possibile esaminare la morfologia cardiaca in modo affidabile, ripetibile e non cruento. Negli anni ’80 e ’90 sono stati condotti numerosi studi ecocardiografici su ampie popolazioni di atleti praticanti sport diversi e sono stati identificati i fattori determinanti, i limiti fisiologici e le caratteristiche che permettono di differenziare il “cuore d’atleta” dalle patologie strutturali cardiache.

Fattori determinanti 1.
I meccanismi che provocano modificazioni della morfologia cardiaca negli atleti sono molteplici, ma il tipo di sport ha una particolare importanza: gli sport di endurance, quali il ciclismo, lo sci di fondo, il canottaggio e la canoa hanno il maggiore impatto nell’ingrandire la cavità ed aumentare lo spessore delle pareti del ventricolo sinistro. Gli atleti praticanti queste discipline presentano dimensioni delle pareti e/o delle cavità ventricolari al di sopra dei limiti normali, tanto da simulare una condizione patologica, quale la cardiomiopatia ipertrofica (quando lo spessore delle pareti è > 13 mm) o la cardiomiopatia dilatativa (quando la cavità ventricolare sinistra è > 60 mm). Il meccanismo causale di un così importante rimodellamento cardiaco è rappresentato dall’aumento della portata cardiaca (che durante sforzo supera i 30 l/min) e della pressione arteriosa sistolica (che durante sforzo supera i 200 mmHg). Gli atleti praticanti sport di potenza, quali il sollevamento pesi o i lanci, presentano un ispessimento delle pareti ventricolari, che è conseguenza del carico di pressione cui vanno incontro durante l’allenamento (la pressione sistolica supera abitualmente i 200 mmHg, talora anche i 300 mmHg), mentre la cavità ventricolare sinistra non si modifica sensibilmente. A causa della breve durata del sovraccarico pressorio è però inusuale che il ventricolo sinistro diventi particolarmente ipertrofico e quasi mai nascono problemi di diagnosi differenziale con la cardiomiopatia ipertrofica. Infine, gli atleti praticanti sport di squadra, quali il calcio, presentano variazioni della morfologia cardiaca usualmente più modeste, a ragione del carico emodinamico più modesto.
Il sesso ha importanza nel determinare il grado di rimodellamento cardiaco. Le atlete, quando paragonate ai maschi della stessa età e praticanti le stesse discipline sportive, presentano dimensioni minori sia della cavità (circa - 10%) che dello spessore delle pareti ventricolari (circa - 20%). Queste differenze sono legate ad una serie di fattori, tra cui i principali sono la taglia corporea (e la percentuale di massa magra) mediamente più piccole nelle donne, l’aumento più modesto della portata cardiaca e della pressione arteriosa sistolica durante lo sforzo e, non ultimo, il più basso livello di ormoni androgeni naturali. Le differenze nella morfologia cardiaca tra atleti ed atlete hanno notevole importanza clinica: infatti gli uomini possono sviluppare una ipertrofia delle pareti ventricolari sino a 15 o 16 mm, mentre al contrario le donne raramente superano gli 11 mm. Pertanto, il problema della diagnosi differenziale tra “Cuore d’Atleta” e cardiomiopatia ipertrofica non si pone usualmente nelle atlete.
Recentemente è stato suggerito che il rimodellamento cardiaco possa essere regolato anche da fattori genetici e costituzionali. Sebbene tale ipotesi sia assai attraente, al momento esiste una conferma solo per quanto riguarda l’enzima ACE (che controlla il livello della pressione arteriosa e può presentarsi nelle isoforme DD, II e ID) ed altri enzimi del sistema renina-angiotensina-aldosterone. E’ stato dimostrato che i soggetti che hanno il pattern ACE di tipo DD sviluppano una massa ventricolare sinistra maggiore in confronto a quelli con pattern II.

Limiti fisiologici del “Cuore d’Atleta”.2
Gli atleti d’élite, in particolare coloro che praticano sport di endurance, presentano modificazioni cardiache molto marcate e le dimensioni ventricolari sono ben al di sopra dei valori normali (corrispondenti a 55 mm per la cavità e 12 mm per le pareti del ventricolo sinistro) e possono essere simili a quelle rilevate in pazienti con cardiomiopatie. Una cavità ventricolare particolarmente ingrandita ( > 60 mm), che suggerisce la presenza di una cardiopatia dilatativa, si riscontra in circa il 15% degli atleti di élite, mentre un’ipertrofia delle pareti ( > 13 mm), che suggerisce la diagnosi di cardiomiopatia ipertrofica, si riscontra nel 2%. In tali circostanze si pone il problema della diagnosi differenziale tra “Cuore d’Atleta” , situazione clinica assolutamente benigna ed una patologia cardiaca potenziale causa di morte improvvisa. Tale differenziazione ha importanti risvolti medici, etici e professionali, poiché la diagnosi precoce di una cardiopatia permette di adottare le strategie idonee a prevenire la morte improvvisa (compreso la cessazione dell’attività sportiva) 3.

L’elettrocardiogramma negli atleti
L’elettrocardiogramma rappresenta tuttora la metodica più utilizzata nella pratica medico-sportiva, ma oggi con la finalità rivolta principalmente a identificare quelle anomalie che possono essere spia di una patologia cardiaca. Numerose sono le modificazioni dell’elettrocardiogramma descritte negli atleti e spesso considerate innocente effetto dell’allenamento; tuttavia alcune modificazioni, quali l’aumento marcato di voltaggio delle onde R o S, un sopraslivellamento del tratto ST, l’inversione dell’onda T, la presenza di onde Q profonde suggerisce la presenza di una cardiomiopatia ipertrofica o cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. Al momento attuale, il significato clinico di tali alterazioni in atleti peraltro sani non è ancora ben definito, non è chiaro cioè se tali anomalie ECG siano la prima espressione di una cardiomiopatia che si svelerà in un tempo successivo, oppure se siano semplice espressione del rimodellamento morfologico cardiaco indotto dall’allenamento.
Per risolvere tale quesito, abbiamo esaminato una vasta popolazione di oltre 1000 atleti, praticanti diversi tipi di sport, in cui l’elettrocardiogramma è stata valutato alla luce della morfologia cardiaca (studiata con ecocardiografia) e dei dati clinici 4. Nella popolazione di atleti d’elite da noi esaminata, il 40% presenta una anomalia elettrocardiografica ed in particolare il 15% presenta un’anomalia così marcata da suggerire la presenza di una patologia cardiaca. In realtà, alla verifica ecocardiografica della morfologia e funzione cardiaca, solo una minoranza degli atleti (< 10%) ha presentato una anomalia, mentre la maggioranza degli elettrocardiogrammi anormali sono risultati “falsi positivi”. Tra le cause di tali anomalie elettrocardiografiche un fattore certamente importante è il rimodellamento morfologico del cuore provocato dall’allenamento: infatti gli atleti con le anomalie elettrocardiografiche più marcate sono quelli impegnati nelle discipline di canottaggio, canoa, ciclismo, sci di fondo, che presentano il maggiore aumento della cavità e/o dello spessore delle pareti del ventricolo sinistro. Al contrario, gli atleti impegnati in discipline tecniche, quali la vela, l’equitazione, il tiro raramente presentano anomalie elettrocardiografiche ed, al tempo stesso non mostrano variazioni significative della morfologia cardiaca.4

La morte cardiaca improvvisa nell’atleta
5.
Diverse condizioni patologiche possono causare la morte improvvisa negli atleti: nei giovani (Figura 3. Rappresentazione schematica delle varie cause di morte cardiaca improvvisa negli atleti di età < 35 anni negli Stati Uniti (A) ed in Italia (B). Si osservi la patologia cardiaca più frequentemente responsabile di morte improvvisa negli atleti americani è la cardiomiopatia ipertrofica mentre negli atleti italiani è la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. Altre cause frequenti sono le anomalie congenite delle arterie coronarie, meno frequenti sono altre patologie, quali la cardiomiopatia dilatativa, la sindrome di Marfan, le miocarditi, le anomalie valvolari. (<35 anni) la causa più frequente negli Stati Uniti è la cardiomiopatia ipertrofica, mentre in Italia sembra essere la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. Altre patologie frequenti sono le anomalie congenite delle arterie coronarie (in particolare l’origine anomala della coronaria sinistra dal seno coronario destro) e, più raramente la cardiomiopatia dilatativa, la miocardite, la rottura dell’aorta nel contesto della sindrome di Marfan ed alcune anomalie valvolari tra cui la stenosi aortica ed il prolasso della mitrale. D’altro canto, negli adulti (> 35 anni) la causa più comune della morte improvvisa è la cardiopatia ischemica.

Lo screening cardiovascolare negli atleti .
La finalità principale, anche se non unica, dello screening medico-sportivo è la identificazione delle patologie cardiache che sono responsabili della morte improvvisa dell’atleta. L’identificazione degli atleti con tali patologie a rischio permette di allontanarli dalla pratica sportiva al fine di ridurre il rischio di morte o di progressione della malattia, nonché consente di adottare gli opportuni provvedimenti terapeutici del caso.
Per raggiungere tale scopo, è necessario adottare un protocollo di indagini che sia al tempo stesso semplice da realizzare ed efficace. A tale riguardo, bisogna considerare che la cardiomiopatia ipertrofica e la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro presentano alterazioni dell’ elettrocardiogramma che possono essere rilevati nell’ECG di base. L’elettrocardiogramma permette inoltre di identificare i soggetti con sindrome di Wolff-Parkinson-Withe e QT lungo.
Le potenzialità diagnostiche dell’elettrocardiogramma nello screening cardiovascolare dell’atleta sono però limitate da numerose alterazioni della morfologia ECG che, come sopra descritto, sono considerate innocente conseguenza dell’allenamento. Nella popolazione di atleti da noi studiata, abbiamo individuato un piccolo gruppo (circa il 5%) con un elettrocardiogramma marcatamente anormale e sovrapponibile a quello di pazienti con cardiomiopatia ipertrofica o cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, ma in assenza di ogni alterazione morfologica cardiaca e di evidenza di patologie cardiache nella famiglia. In considerazione della presenza di questi elettrocardiogrammi anormali in assenza di una evidente patologia cardiaca (“falsi-positivi”), la nostra esperienza suggerisce che l’elettrocardiogramma ha limitazioni diagnostiche nello screening cardiovascolare degli atleti.4
Tuttavia, è verosimile che la proporzione di falsi-positivi ECG sia diversa nella popolazione sportiva generale che si sottopone alla visita medico-sportiva rispetto agli atleti d’elite. Infatti, Corrado D. riferisce che nella regione Veneto, nel periodo 1979-1996, da una popolazione di oltre 33.000 giovani sottoposti a valutazione medico-sportiva, il 9% ha generato il sospetto di anomalie cardiovascolari a causa di anomalie elettrocardiografiche. Al termine degli accertamenti seguiti alla scoperta delle anomalie elettrocardiografiche il 2% degli atleti presentava una patologia cardiovascolare, inclusi 22 giovani in cui è stata identificata per la prima volta una cardiomiopatia ipertrofica silente. Osservazioni recenti dello stesso autore stanno ad indicare che anche i soggetti con cardiomiopatia aritmogena del ventricolo possono essere identificati (fino al 50%) grazie alla presenza di anomalie nell’ECG di base 6.
Nel complesso questi dati dimostrano che le anomalie dell’ECG osservate nel contesto dello screening medico-sportivo sono una utile spia e fanno sorgere il sospetto diagnostico che permette di identificare le patologie cardiache (cardiomiopatia ipertrofica e cardiomiopatia artimogena) che rappresentano le più frequenti cause di morte improvvisa negli atleti. La identificazione precoce di tali soggetti a rischio ed il loro allontanamento dalla attività sportiva rappresentano la strategia più giusta per prevenire la morte improvvisa.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ESSENZIALI

1 - Spirito P, Pelliccia A, Proschan M, Granata M, Spataro A, Bellone P, et al. Morphology of the “athlete’s heart” assessed by echocardiography in 947 elite athletes representing 27 sports. Am J Cardiol 1994; 74: 802-806.
2 - Pelliccia A, Maron BJ, Spataro A, Proschan MA, Spirito P. The upper limit of physiologic cardiac hypertrophy in highly trained elite athletes. New Engl J Med 1991, 324: 295-301
3 - Maron BJ, Pelliccia A, Spirito P. Cardiac disease in young trained athletes: insights into methods for distinguishing athlete’s heart from structural heart disease, with particular emphasis on hypertrophic cardiomyopathy. Circulation 1995; 91; 1596- 1601.
4 - Pelliccia A, Maron BJ, Culasso F, Di Paolo FM, Caselli G, Biffi A, Piovano P. Clinical significance of abnormal electrocardiographic patterns in trained athletes. Circulation 2000; 102: 278-84.
5 - Maron BJ, Shirani J, Poliac LC, et al. Sudden death in young competitive athletes: Clinical, demographic and pathological profiles. JAMA 1996; 276: 199-204.
6 - Corrado D, Basso C, Schiavon M, Thiene G. Screening for hypertrophic cardiomyopathy in young athletes. New Engl J Med 1998; 339: 364-9.

Torna su

VAI ALL'ENCO ARTICOLI