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Dr. Roberto
Mollica
Direttore Centro Medicina Sportiva - Trapani
ATTIVITA'
FISICA E SPORTIVA NELLA TERZA ETA'
Nell'anno
2000 era previsto che sull'intero pianeta il numero delle persone con
età superiore ai 60 anni di età doveva raggiungere e superare
il miliardo.
Siamo quindi di fronte ad un invecchiamento generale della popolazione,
e questo certamente non ci potrà oggi, ed ancor di più nelle
prossime generazioni, esimere dall'affrontare importanti problemi socio-culturali.
La terza età, definita arbitrariamente come età del pensionamento,
identificabile con lo scoccare dei 65 anni per la maggior parte dei lavoratori,
arriva fino alla perdita della piena autonomia fisica ed intellettuale.
Questo limite oggi tende ad abbassarsi a 60 anni, e nel mondo sportivo
si è considerati veterani a partire da 35 anni, talora 45, a seconda
delle discipline considerate.
Allora la nozione di terza età è ancora da considerarsi
in fase di definizione ed abbastanza elastica.
Perché i medici sportivi pensano ad attività fisiche per
la terza età?
Innanzitutto per lottare contro l'invecchiamento e le armi migliori sono
quelle dell'igiene corporea, psicologica e sociale
... in poche
parole nella lotta contro l'isolamento.
A chi si indirizzano attività di questo tipo?
A due gruppi di persone: - gli sportivi anziani
- i non sportivi che scoprono lo sport nell'età del pensionamento,
e che
rappresentano il gruppo più folto
Questa massa di soggetti anziani sedentari è un vero fenomeno sociale
recente, e sembrerebbe dare una spiegazione del desiderio sportivo che
nasce nella terza età per le attività fisiche.
Invece che parlare di invecchiamento, bisogna parlare di invecchiamenti.
Si tratta di un fatto fisiologico: " è l'insieme delle modificazioni
anatomiche, fisiologiche e psicologiche legate all'azione del tempo sugli
esseri viventi ".
Si invecchierà in modo diverso a secondo del sesso, dell'ambiente,
del clima, della situazione socio-professionale, dell'alimentazione, delle
malattie di cui si è sofferto.
Avviene a tre livelli: cellulare, tessutale, organico.
Sul piano fisico, l'anziano assiste ad una diminuzione delle proprie capacità
e delle proprie possibilità di adattamento.
Sul piano psico-sociale è un individuo in pensione, che ha subito
un certo numero di perdite, da quella dei denti e dei capelli, a quella
del lavoro. Il pensionamento rivela improvvisamente o accentua tutti quegli
aspetti che sono progressivamente sopraggiunti nell'arco di tutta l'esistenza,
e che fino allora erano stati compensati dal lavoro.
Questa ritirata dal mondo del lavoro a favore dei giovani ed il declino
delle capacità fisiche contribuiscono a svalutare la persona anziana
ed emarginata dalla società, da cui il fenomeno del disimpegno.
D'altra parte il ritmo imposto per condurre una vita attiva lascia poco
tempo libero.
Da un giorno all'altro, questo tempo sarà libero 24 ore su 24,
e sarà importante organizzarlo.
E' per questo che è essenziale lottare contro questa forma di disimpegno
e tramite la pratica di attività fisiche sportive riuscire a neutralizzare
la posizione di marginalità nella società.
Obiettivo generale è quindi far svolgere le attività fisiche
e sportive nella terza età per lottare contro l'invecchiamento,
per procurare divertimento, per facilitare l'indipendenza e l'autonomia
dell'individuo. Attività fisiche e sportive da vivere più
come relazioni effettive che come pratiche meccaniche.
Autonomia: il corpo che non viene più abbandonato in una poltrona
comincia ad esprimere dei bisogni a cui è necessario provvedere.
La persona anziana liberata riprende fiducia, si rivaluta e può
aspirare ad una vita piena.
Questa ritrovata indipendenza rende nuovamente sociale l'anziano e gli
permettono di lottare validamente contro l'isolamento.
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